Il personaggio del giorno: “La Divina” Sarah Vaughan

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27 marzo 2012 di Jazz Digest

I don’t know why people call me a jazz singer, though I guess people associate me with jazz because I was raised in it, from way back. I’m not putting jazz down, but I’m not a jazz singer. Betty Bebop (Carter) is a jazz singer, because that’s all she does. I’ve even been called a blues singer. I’ve recorded all kinds of music, but (to them) I’m either a jazz singer or a blues singer. I can’t sing a blues – just a right-out blues – but I can put the blues in whatever I sing. I might sing ‘Send In the Clowns’ and I might stick a little bluesy part in it, or any song. What I want to do, music-wise, is all kinds of music that I like, and I like all kinds of music. (intervista su Downbeat, 1982)

Il 27 Marzo del 1924 nasceva a Newark, in New Jersey, Sarah Lois Vaughan, senza dubbio una delle migliori voci jazz di sempre. Sailor, com’era soprannominata per il suo parlare sboccato, si avvicina alla musica molto presto, a tre anni inizia lo studio del piano e, come per molti altri jazzisti, il primo approccio col pubblico avviene in Chiesa. Il 1942 segna una svolta nella vita e nella carriera di Sassy (altro soprannome). Dopo aver vinto un concorso canoro all’Apollo Theater di Harlem, è notata dal cantante della band di Earl Hines, Billy Eckstine, che diverrà il suo mentore. Così la Vaughan entra a far parte dell’orchestra di Hines, con la quale si esibirà per i due anni successivi. Nel 1945, la giovane cantante decide di tentare la carriera solista, si lega all’etichetta Musicraft (tra i suoi successi If You Could See Me Now, 1946) e spicca il volo. A causa del fallimento della casa discografica, Sassy passa alla Columbia Records (1948), qui raggiungerà la maturità artistica, registrando svariati successi, come Black Coffee (1949). Dopo sei anni e qualche momento non idilliaco, scioglie il suo sodalizio con la Columbia e si trasferisce alla Mercury Records. Alla Mercury (1954-58), ormai padrona di uno stile maturo, affinato nel corso degli anni, con una forte influenza be-bop (conobbe Gillespie e Parker nel periodo con Hines), ma caratterizzato da una voce calda e vigorosa, registra un album straordinario Sarah Vaughan with Clifford Brown (1954), inserito successivamente nella Grammy Hall Fame, come If You Could See Me Now. Gli ultimi trent’anni di carriera sono segnati da alti e bassi, sia per scelte musicali e commerciali infelici sia per la sua insicurezza emotiva, oltre a svariati problemi personali. Tuttavia gli anni settanta la vedono molto attiva, soprattutto accompagnata da orchestre sinfoniche (1976) e in progetti segnati da uno sguardo verso il Brasile (Copacabana, 1979). Nell’ultimo decennio di vita, La Divina continua a calcare il palco, ma un decadimento fisico e un cancro la costringonoo a fermarsi un anno prima della morte, avvenuta il 3 aprile 1990. La sua inconfondibile voce rimarrà sempre nella storia del Jazz e della Musica, indimenticabile interprete di Ballads e di Gershwin.

Erick Beltracchini

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