Barbatelle ovvero Una di vino commedia all’Auditorium di Milano

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4 giugno 2015 di Jazz Digest

Barbatelle ovvero Una di vino commedia

Divertimento buffo

Musiche Luis Bacalov, libretto Giancarlo Cignozzi, arie Francesca Verducci

Sabato 6 giugno 2015 – ore 16.00

Auditorium di Milano, largo Mahler

Prima esecuzione assoluta

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Coro Sinfonico di Milano Giuseppe verdi

Maestro del Coro Erina Gambarini

Direttore Luis Bacalov

Barbatelle ovvero Una di vino commedia è un’opera con prosa (Singspiel, divertimento buffo), o teatro con musica, tratta liberamente dalla commedia Barbatelle di Giancarlo Cignozzi; musiche di Luis Bacalov, libretto di Giancarlo Cignozzi, con la collaborazione per le arie di Francesca Verducci e la regia di Carlos Branca.

L’opera – commissione de laVerdi per la propria stagione di Expo 2015 – sarà eseguita in prima assoluta e in data unica, sabato 6 giugno (ore 16.00), all’Auditorium di Milano in largo Mahler, da Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, diretti rispettivamente da Luis Bacalov ed Erina Gambarini.

“Non è casuale la scelta del tema del vino per questa nuova opera originale di Luis Bacalov – afferma il direttore generale de laVerdi Luigi Corbani –. Il collegamento con la filosofia dell’Expo milanese è evidente: il vino infatti non è solo un prodotto della terra ma è un modello culturale, frutto del lavoro e dell’ingegno di molti, che affonda le radici nella nostra cultura millenaria”.

Come sottolinea il presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, “Il vino, soprattutto un grande vino come il Brunello, è storia, tradizione e cultura legati ad un territorio. Già dieci anni fa, in occasione dei 40 anni del Consorzio, sostenemmo la pubblicazione del libro di Carlo Cignozzi. Oggi, con l’opera di Bacalov, eseguita in prima assoluta da laVerdi di Milano, abbiamo un’altra grande opportunità per far parlare del Brunello”.

Da parte sua, il sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli, commenta: “Sono ben lieto che quest’opera buffa sia nata a Montalcino , grazie alla fantasia di Carlo Cignozzi, veterano del Brunello da decenni. Devo aggiungere che ho sempre condiviso la sua filosofia, che insiste sull’importanza del territorio della Val d’Orcia e in particolare di Montalcino, senza il quale il Brunello non avrebbe la sua fama. Mi auguro che gli spettatori di questa originale Di Vino Commedia siano consapevoli dell’unicità di un territorio che coinvolge ogni anno due milioni di visitatori con la sua storia, il suo paesaggio e il suo vissuto straordinario. Vi aspetto!”.

Il cast dei cantanti è composto da Federica Vitali (Malvy), Francesca Pacileo (Syrah), Katerina Kotsou (Dolcetta), Matteo Mezzaro (Pinot Noir), Raffaele Facciolà (Nebbiolo, Gwandar), Marco Calabrese (Burattinaio), Dario Ciotoli (Duka), Matteo d’Apolito (Amarone), Daniele Caputo (Cabernet Franc), Andrea Vincenzo Bonsignore (Petit Verdot).

In scena anche gli attori Rosanna Pavarini (Gea), Lorenzo Frediani (Merlot), Alessandro Grima (Sangiovese), Ivano La Rosa (Caberlot), Gabriele Scarpino (Aglianico/Soldato), Angelo Ombellini (Soldato), della Civica Scuola Teatro Paolo Grassi di Milano.

La storia, di Luis Bacalov

I maggiori vini francesi e italiani hanno un diverbio importante, in quanto il duca di Cabernet- Sauvignon, che non è altro che il vitigno omonimo che ha inondato il mondo di sé – dall’Europa alle Americhe, dall’Australia al Sud Africa – a sua volta non vuole avere vitigni autoctoni, a cominciare dagli italiani (Nebbiolo, Sangiovese, etc.) che gli facciano ombra. Ma neanche francesi, come il Pinot Noir, del quale il duca è fortemente geloso, al punto di trovare un escamotage per sminuirlo, fino a farlo sparire dal mercato. Trattandosi del tiranno del grande impero bordolese, l’ostilità a questa supremazia del duca raccoglie il consenso sia dei vini italiani sia di alcuni vini francesi dissidenti e malcontenti – Merlot e Cabernet Franc tra gli altri – i quali, per una ragione o per l’altra, non ne possono più del duca.

Intanto i vini italiani, che si sono costituiti in una gran loggia vinicola, organizzano una congiura, usando Malvasia come spia (una specie di Mata Hari), che va come ospite a un direttorio del grande impero bordolese, convocato dal duca, invitata da Merlot.

Segue tutta una serie intrecci, fino a che scoppia la rivoluzione: il Duca viene fatto prigioniero dai francesi dissidenti, i quali proclamano l’impero bordolese decaduto, con beneplacito degli italiani (vini autoctoni) e dei francesi sminuiti dal Cabernet Sauvignon. Il tutto, all’insegna del buffo in senso operistico.

Il compositore – il Premio Oscar Luis Bacalov – per scrivere quest’opera ha lavorato anche con spunti e sequenze delle musiche strumentali mozartiane.

La morale dell’opera risulta chiara allo spettatore e si collega direttamente al tema di Expo Milano 2015: bisogna lasciare la biodiversità fiorire senza imposizioni; bisogna accettarle senza pregiudizi e, anzi, favorirle, coltivarle, diffonderle, perché costituiscono una ricchezza per l’uomo e per il pianeta.

Note di regia, di Carlos Branca

Per questa opera originale, dal soggetto nuovo e accattivante, perfettamente attuale, ho pensato che sarebbe stato interessante trovare un codice di recitazione moderno, popolare, del nostro tempo. Quando noi registi veniamo chiamati lavorare su opere classiche, molto spesso siamo condizionati da tutto il materiale che ci ha preceduto e spesso il nostro lavoro di concetto registico può risultare un po’ “forzato”.

Inoltre mi succede molte volte, durante la direzione attoriale dei cantanti lirici (non dimentichiamo che oltre ad essere cantanti, sono attori), di trovarmi di fronte a dei clichè che chiamo “effetto cinema muto”, in quanto gli interpreti esprimono situazioni, anche drammatiche, con gesti esagerati, forzatamente descrittivi, con l’effetto e a volte, di rendere caricaturale o falsa un’Aria drammatica.

In questo caso, tuttavia, ho approfittato ampiamente e consapevolmente di questi clichè, trattandosi di un’opera buffa, avendo a disposizione un cast di cantanti e attori molto bravi ed espressivi, che ho potuto far muovere sulla scena senza suscitare in loro la paura per la voce e per il canto.

Biografie

Luis Bacalov Pianista, compositore (Misa Tango ha aperto il Festival di Pasqua della Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel 1999; Il Postino, Premio Oscar a Los Angeles per la musica del film), direttore d’orchestra (nominato direttore stabile della Orchestra della Magna Grecia). Nato a Buenos Aires, inizia la sua formazione musicale all’età di cinque anni, studiando pianoforte con Enrique Barenboim, continuando quindi con Berta Sujovolsky (allieva di Artur Schnabel). Comincia ben presto l’attività concertistica in Argentina come solista e in duo con il violinista Alberto Lisy, nonchè in gruppi di musica da camera. Fa ricerche sul folklore musicale di varie nazioni sudamericane, lavorando in questa disciplina per la Radio e la Televisione Colombiana, dove inoltre fa conoscere, come interprete, la produzione pianistica delle Americhe dell’Ottocento e del Novecento.

In Italia e in Francia, a partire dagli anni ’60, si dedica anche alla composizione di musiche per il cinema, collaborando con registi quali Lattuada, Damiani, Scola, Petri, Faccini, Giraldi, Wertmüller, Kurys, Stora, Lefebvre, Borowczyk, Greco, i fratelli Frazzi, Pasolini, Fellini, Radford e Rosi. Per le musiche de Il Postino, con la regia di Michael Radford, ha avuto numerosi premi e nomination: il Davide di Donatello, il Globo d’Oro della Stampa Estera in Italia, il Nastro d’Argento dell’Associazione dei Critici Cinematografici, il Premio Oscar della Academy of Motion Pictures Arts and Science, il Premio Bafta (British Academy for Film and Television Arts), il Premio Nino Rota. Per La tregua di Francesco Rosi ha ottenuto una nomination per il Davide di Donatello, mentre per il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini una nomination dalla A.M.P.A.. Ha vinto il Globo d’oro per la musica del film Il Consiglio d’Egitto di Emidio Greco. È anche l’autore delle musiche di Il cielo cade con la regia dei fratelli Frazzi, con i quali ha collaborato anche per Almost American.

Come pianista si è dedicato a partiture di Bach, Chopin, Beethoven , Stravinskij e Berio, tra le altre.

Come direttore d’orchestra, accanto al repertorio tradizionale e contemporaneo, esegue musiche di autori latino-americani, incluse le sue proprie. Ha inaugurato la Cavea dell’Auditorium – Parco della Musica di Roma il 2 luglio 2003 con il programma "Cinema Italiano", dirigendo l’Orchestra della Accademia Nazionale di Santa Cecilia. È stato interprete al pianoforte del suo Triple Concierto, per soprano, bandoneon e pianoforte, con la Santa Barbara Symphony Orchestra in California in prima esecuzione, eseguito poi con la Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e con la Rotterdam Philharmonic. È stato ospite dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dove ha suonato con la concittadina Martha Argerich in occasione dei programmi dedicati ad autori latino americani. Ha partecipato al concerto di fine anno del Teatro San Carlo di Napoli.

È autore di composizioni per chitarra, violino, per vari gruppi strumentali e per pianoforte e orchestra. La sua composizione per soli, coro e orchestra intitolata Misa Tango, registrata dalla D.G.G. sotto la direzione di Myung-Whun Chung con Placido Domingo, Ana Maria Martinez e Hector Ulises Passarella, è stata eseguita a Roma con l’Orchestra della Accademia Nazionale di Santa Cecilia durante il Festival di Pasqua 1999. Per la D.G.G. Luis Bacalov ha registrato, nella rielaborazione per pianoforte e orchestra, i tanghi di Piazzolla e il suo Tangosain. L’intero album DGGUniversal ha avuto la nomination al Latin American Grammy Awards 2001.

Luis Bacalov Ha diretto la prima esecuzione mondiale della sua prima opera teatrale Estaba la Madre, è andata in scena al Teatro Nazionale di Roma per il Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, nel 2004 e ripetuta nel 2005. A Città del Messico nel 2006 ha diretto la prima mondiale della sua opera Un ingenioso hidalgo en America. Nel luglio 2008 ha diretto, a Siena per l’Accademia Musicale Chigiana, la prima mondiale della sua opera-balletto y Borges cuenta que ,con la regia di Giorgio Barberio Corsetti. L’Ente Arena di Verona gli ha tributato un omaggio con un concerto gala al Teatro Filarmonico da lui stesso diretto.

Nel 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha conferito il Premio Vittorio de Sica per la Cultura come personalità di rilievo nel campo della musica.

È docente di Composizione di musica per il cinema alla Accademia Chigiana di Siena.

Ha formato un quartetto con bandoneón, contrabbasso, percussioni e pianoforte, con il quale esegue composizioni che ricercano punti d’incontro fra diverse culture musicali, approdando a un risultato fortemente sincretico (musica etnica, urbana, contemporanea).

Con il quartetto ha suonato al Teatro San Carlo Felice di Genova, Teatro Regio di Parma, Teatro Massimo Bellini di Catania, Teatro Olimpico di Roma e al Teatro dell’Opera di Roma in uno spettacolo di danza "Aria Tango" con la coreografia di Micha van Hoecke.

Nel 2014 è stato coordinatore artistico di “Festival Tango” per “Un’estate con la musica”, la stagione estiva de laVerdi.

Giancarlo Cignozzi, librettista. Avvocato in Milano per 35 anni, nel 2000 fonda l’azienda vitivinicola Il Paradiso di Frassina. Già in piena esperienza sul territorio di Montalcino sin dal 1972, aveva creato dal nulla la Tenuta Caparzo, oggi una delle più importanti aziende del Brunello.

Nel suo percorso Montalcinese, diviene amico e sostenitore delle tesi di Luigi Veronelli, aiutando a sviluppare tra i piccoli vignaioli di Montalcino il concetto di “crus”, di “terroir" e di naturalezza produttiva, operando nel Consorzio del Brunello come Sindaco e legale.

Negli anni di crescita del Brunello, allora quasi sconosciuto nel mondo, si fa paladino dei piccoli produttori aiutandoli ad affacciarsi nel mercato del vino e nel mondo mediatico.

Unitamente ai puristi di Montalcino, da sempre Cignozzi è stato protagonista nella lotta per la difesa dell’intangibilità del ‘Sangiovese Grosso’, unico e indiscusso vitigno del Brunello e del Rosso di Montalcino.

Nel 1999, vende la propria quota maggioritaria della società Caparzo, divenuta troppo grande per la sua filosofia produttiva e trova finalmente nel podere de Il Paradiso di Frassina la dimensione e la suggestione di un sito a giusta misura per un piccolo e fantasioso vignaiolo.

Ci vorranno quasi due anni per restaurare questo antico podere risalente all’anno mille ed abbandonato da oltre cinquant’anni, e alla fine il suo sogno si avvera.

In questo meraviglioso sito, viene folgorato dalla magia della musica tra i vigneti.

La storia di tale sofferto e luminoso percorso è raccolta nel suo libro L’uomo che sussurra alle vigne edito da Rizzoli nel 2011, ora reperibile su Amazon book. Il libro testimonia tutte le tappe esistenziali, emozionali e tecniche dell’ intuizione che sfocerà nel progetto di musicoterapia applicato alla vigna, divenuto oggetto di ricerca delle Università di Firenze e di Pisa.

Tra il 2000 e il 2001 quattro ettari di ‘Sangiovese di Brunello’ vengono messi a dimora al Il Paradiso di Frassina e crescono coccolati con musiche sacre e barocche diffuse da alcune casse acustiche. Per dare un tono unico, geometrico e discreto al tessuto armonico, nel 2008 i ricercatori scelgono la musica di Mozart come unico manto protettivo dei vigneti di Brunello.

Dal 2002 in poi gli esperimenti sugli effetti delle frequenze sonore sulla “vitis vinifera”, sono condotti al Paradiso di Frassina con la collaborazione dell’ equipe del Prof. Stefano Mancuso dell’Università di Firenze per gli aspetti bio-fisiologici e del Prof. Andrea Lucchi dell’Università di Pisa per gli aspetti entomologici.

Nel 2006 la U.S. Bose Company, incuriosita da tali ricerche, fornisce gratuitamente gli apparati di diffusione sonora, grazie all’interessamento personale del suo fondatore Amar Bose. Successivamente, fino al 2012, è intervenuta Bose Italia, finanziando le ricerche universitarie con un importante contratto pluriennale. La pubblicazione finale delle ricerche è in fase di attuazione e apparirà sulle riviste internazionali del settore Bioviticolo, a conferma della serietà e dell’importanza delle sperimentazioni. Nel frattempo è stata presentata domanda di brevetto si in Italia che in Europa.

L’interesse per questo studio ha già creato emulazione tra alcuni viticultori italiani e stranieri.

È auspicabile che quando le ricerche saranno pubblicate e diffuse a livello internazionale, confortate da un protocollo operativo e dai relativi brevetti, molte tra le imprese viticole, accoglieranno le sperimentazioni biomusicali aprendo un percorso naturale a “dosaggio zero” sulla chimica e sulle manipolazioni genetiche.

Per continuare le sperimentazioni di questa importante ricerca scientifica, occorrono fondi privati e pubblici che ad oggi è difficile reperire in questo nostro “Bel Paese”.

‘Se è vero che l’armonia musicale apre uno scenario inaspettato in agricoltura , occorre anche sondare tutte le frequenze udibili, nonché gli infra e gli ultra suoni al fine di completare in laboratorio e in campo l’indagine sugli effetti del suono nel mondo vegetale.’

Prof. Stefano Mancuso & Giancarlo Cignozzi

Erina Gambarini, Maestro del Coro. Figlia d’arte, ha iniziato la sua attività artistica a 13 anni al Teatro alla Scala di Milano, come voce bianca, protagonista nell’opera di Britten Il giro di vite.

Dopo alcuni anni di intensa attività solistica, ha proseguito lo studio del pianoforte con il padre, lo studio del canto, come soprano, con Teresa Stich Randall a Vienna, direzione interpretazione corale e musica da camera con Marcel Couraud, tecnica vocale e interpretazione con Schmidt-Gaden. Ha collaborato con la RSI, la RAI, la Fenice di Venezia, Teatro Sociale di Como, Teatro Olimpico e Valle di Roma, Teatro Carignano di Torino, Verdi di Trieste, La Pergola di Firenze, Teatro Grande di Brescia. Ha inciso numerosi CD per Nuova Era, Carrara e Ricordi. Nel 1989 fonda il gruppo corale Canticum Novum, che in pochi anni si distingue per la qualificata e ricca attività artistica e parallelamente dirige vari gruppi strumentali. Nel 1996 inizia la sua collaborazione con il Maestro Romano Gandolfi, che nel 1998 la chiama come sua assistente e maestro del coro in occasione della costituzione del Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, incarico che ricopre tuttora. Ha collaborato con molti direttori d’orchestra, tra i quali Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Aldo Ceccato, Ettore Gracis, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Rudolf Barshai, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling, Leonard Slatkin, Nevil Marriner, Roger Norrington, Vladimir Fedoseyev, Robert King.

Dal 1997 è membro dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo per i suoi meriti artistici.

Carlos Branca,Regia. Regista di teatro di prosa, lirica, attore e maestro di teatro, è nato a Buenos Aires, Argentina, da genitori italiani. A luglio 2014 è partito il suo nuovo spettacolo Con el repiro del Tango, con Luis Bacalov e l’attore Michele Placido. Nel maggio 2013 ha realizzato lo spettacolo Tango y nada mas, insieme con Giorgio Zagnoni (direttore artistico del Teatro Manzoni di Bologna) e Luis Bacalov. Sempre con Bacalov, ha diretto Estaba la madre (opera lirica rappresentata in Italia e in Argentina), Baires concerto, Y Borges cuenta que… (con la regia di Giorgio Barberio Corsetti), Mi Buenos Aires Querid. In Italia dal 2006, lavora nei principali teatri nazionali: Regio di Parma, Manzoni di Bologna, Verdi di Busseto, Accademia Chigiana di Siena, fra gli altri. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Buenos Aires, diplomato presso la Scuola di Teatro di Buenos Aires, diretta da Raúl Serrano, col quale collaborò in numerosi progetti teatrali, ha frequentato il corso di regia lirica presso l’Istituto Superiore d’Arte del Teatro Colón. Come regista di opera lirica ha diretto, fra le altre, il Barbiere di Siviglia di Rossini nel Teatro Lola Membrives e nelle sale di varie province argentine. Per l’Istituto Superiore d’Arte del Teatro Colón ha diretto Il sogno di Ulisse del maestro Bruno D’Astoli e La Dirindina di Scarlatti. Nella stagione 2005 ha realizzato la regia de La scala di seta di Rossini al Teatro Avenida e l’opera lirica Tlausicalpan (prima mondiale) di E. Mastronardi al Teatro Argentino, che nel 2006 ha ottenuto il Premio della critica come migliore opera dell’anno. Nel teatro di prosa ha diretto più de cinquanta opere di autori argentini e internazionali, fra cui La madre di Brecht, Le astuzie di Scapino, Tartufo e Il malato immaginario di Molière.

Dal 2010 dirige Assenza, spettacolo musicale da lui ideato, in vari teatri Italiani. Tiene master class di tecnica teatrale per cantanti lirici insieme con il maestro Paolo Coni in Italia.

Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Dalla sua fondazione nel 1951, a opera di Paolo Grassi e Giorgio Strehler, la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi è un punto di riferimento formativo per il mondo teatrale italiano. Collegata nei suoi primi anni di vita al Piccolo Teatro, in seguito gestita dal 1967 dal Comune di Milano, entra a far parte nel 2000 della Fondazione Scuole Civiche di Milano, di cui costituisce il Dipartimento di Teatro. I suoi corsi coprono la completa gamma di attività professionali nel campo dello spettacolo. La ricerca continua di una formazione al passo con i tempi caratterizza la storia e l’identità della Scuola Paolo Grassi. Se la finalità di ogni Scuola è l’immissione dei propri allievi nel mondo del lavoro, l’impegno dell’istituzione milanese è sempre stato quello di accompagnare gli studenti nelle “trasformazioni” del sistema teatrale. Da qui un’originale storia pedagogica e un’identità innovativa non si è mai ancorata a metodi cristallizzati. Una caratteristica che le è riconosciuta dal mondo del lavoro teatrale nazionale ed internazionale. La Scuola è aperta alla testimonianza del pensiero innovatore di tutti i principali maestri del XX secolo; nella sua pedagogia è facile riconoscere contributi di Stanislavskij, Copeau, Brecht, Strehler, Lecoq. La capacità di offrire formazione di base di alta qualità permettendo al contempo la differenziazione dei percorsi, dei talenti e delle carriere, è il tema su cui si gioca l’eccellenza di una Scuola di teatro.

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