laVERDI: MAURIZIO BAGLINI ESEGUE LA NONA DI BEETHOVEN AL PIANOFORTE

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1 febbraio 2016 di Jazz Digest

laVERDI: MAURIZIO BAGLINI ESEGUE LA NONA DI BEETHOVEN AL PIANOFORTE

Primo concerto straordinario de laVerdi: Maurizio Baglini esegue la Nona Sinfonia di Beethoven al pianoforte (trascrizione Franz Liszt), con il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi e voci soliste. Appuntamento giovedì 4 febbraio (ore 20.30), all’Auditorium di Milano in largo Mahler.

La Nona che non ti aspetti

Maurizio Baglini interpreta al pianoforte la Sinfonia n. 9 di Beethoven nella trascrizione di Franz Liszt. Sul palco dell’Auditorium il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi diretto da Erina Gambarini

Quella dei concerti straordinari è una vera e propria “stagione nella stagione” de laVerdi, che offre al pubblico milanese, nel corso dell’anno, una serie di eventi speciali, legati ad anniversari, celebrazioni, commemorazioni, ma non solo.

Del tutto originale è la prima locandina dell’anno, che giovedì 4 febbraio (ore 20.30), vede tornare protagonista all’Auditorium di Milano la Nona sinfonia di Beethoven, ma in una forma senz’altro nuova e originale per gran parte del pubblico. Maurizio Baglini infatti interpreta al pianoforte la Sinfonia n. 9 del Genio di Bonn nella trascrizione di Franz Liszt: un capolavoro immortale per un autentico monumento della trascrizione. Sul palco di largo Mahler, anche il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi in formazione cameristica, che intonerà le note immortali dell’Inno alla Gioia, sotto la guida di Erina Gambarini, e le voci soliste di Cinzia Forte (soprano), Beatrice Mezzanotte (mezzosoprano), Carlo Allemano (tenore), Ugo Guagliardo (basso).

Il pianista toscano, che ha inciso per Decca nel 2009 la trascrizione per pianoforte solo di Liszt, affronta dunque con tecnica prodigiosa e lucidità interpretativa queste affascinanti pagine di musica che esaltano tutte le possibilità espressive dello strumento, in questa speciale occasione dal vivo anche con coro e voci soliste.

La domanda che si pone l’esecutore in procinto di affrontare tali trascrizioni – dichiara Maurizio Bagliniè la seguente: è lecito proporre lavori che esistono esclusivamente perché è stata messa mano ad opere di genesi perfetta? La risposta è affermativa se tali operazioni sono compiute da un genio: e Liszt, contrariamente alle dozzinali e riduttive connotazioni spesso attribuitegli impropriamente, quali ‘titano del pianoforte’, o ‘virtuoso dei virtuosi’, era appunto una persona di genio”.

La Nona di Beethoven nella trascrizione di Liszt

Il nome di Beethoven è sacro nell’arte. Le sue Sinfonie sono oggigiorno universalmente riconosciute come veri e propri capolavori.“ Così esordisce Franz Liszt nella prefazione, redatta a Roma nel 1864 in un francese puro quanto essenzialmente diretto e toccante, alla prima pubblicazione, presso l’ editore Breitkopf & Haertel, delle nove Sinfonie di Beethoven trascritte dallo stesso Liszt per pianoforte.

Liszt infatti, grazie ai progressi tecnologici compiuti dai costruttori di pianoforti negli anni 50 e 60 del XIX secolo, sintetizzabili nell’estensione della tastiera “a sette ottave“ e nell’avvento del telaio in ghisa, ritiene che, a partire dal 1850 circa, tutta la letteratura, anche la più complessa, destinata al più esteso organico sinfonico immaginabile, sia eseguibile da un solo strumento, il pianoforte appunto.

Il pianoforte diventa quindi lo strumento di spettacolo per eccellenza, quello che riunisce il maggior numero di persone nelle sale da concerto e non più un’ esigua élite intellettuale presente nei salotti. Grazie alla figura dello stesso Liszt il processo di affermazione del pianoforte è assoluto.

Il musicista ungherese incarna oltretutto, a livello storico universale, la figura del mirabile genio poliedrico e dell’artista polivalente: pianista ineguagliabile, direttore d’orchestra, compositore, coreografo, uomo di teatro, scrittore, poliglotta e profondo conoscitore della letteratura, della poesia, delle Sacre Scritture e di pressoché tutto l’apparato culturale esistente all’ epoca. Come risultato teorematico di tanta sapienza, si evince che il solo Franz Liszt sia stato effettivamente degno di affrontare trascrizioni di opere di per sé intoccabili, quali le Nove Sinfonie di Beethoven, con risultati creativi di pregio.

Maurizio Baglini

Biografie

Maurizio Baglini, pianoforte. È tra i musicisti italiani più brillanti sulla scena internazionale. Nato a Pisa nel 1975 e vincitore a 24 anni del “World Music Piano Master” di Montecarlo, ha al suo attivo un’intensa carriera in Europa, America e Asia: oltre milleduecento concerti come solista e altrettanti di musica da camera in sedi prestigiose come il Teatro alla Scala di Milano, la Salle Gaveau di Parigi, la Victoria Hall di Ginevra, il Festival dei 2 Mondi di Spoleto e il Kennedy Center di Washington. Il suo vasto repertorio spazia da Byrd alla musica contemporanea, con riferimenti importanti a Chopin, Liszt e Schumann. Suona stabilmente anche con la violoncellista Silvia Chiesa: al loro duo sono dedicate una Suite di Azio Corghi, una Sonata di Gianluca Cascioli e un brano di Nicola Campogrande. Pubblicati in esclusiva da Decca/Universal, i suoi cd più recenti sono dedicati a Liszt, Brahms, Schubert, Schumann, Domenico Scarlatti e il doppio cd con l’integrale pianistica di Mussorgsky. Sono in uscita, sempre per Decca, un cd dedicato a Schumann – che porta avanti il progetto monografico avviato con Carnaval – e un cd inciso insieme a Silvia Chiesa con la registrazione dell’integrale per duo pianoforte e violoncello di Rachmaninov. Dal 2012, con l’artista multimediale Giuseppe Andrea L’Abbate, porta avanti anche il progetto Web Piano, che abbina l’interpretazione dal vivo di grandi capolavori pianistici a una narrazione visiva originale su grande schermo. Fondatore e direttore artistico di Amiata Piano Festival, dal 2013 è consulente artistico per la danza e per la musica del Teatro Comunale di Pordenone ed è stato nominato Ambasciatore culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Tiene corsi di perfezionamento a Fondi (LT) e nel 2015 ha tenuto la prima masterclass di pianoforte organizzata dall’Accademia Stauffer di Cremona. Suona un grancoda Fazioli.

Erina Gambarini, Maestro del Coro. Figlia d’arte, ha iniziato la sua attività artistica a 13 anni al Teatro alla Scala di Milano, come voce bianca, protagonista nell’opera di Britten Il giro di vite.

Dopo alcuni anni di intensa attività solistica, ha proseguito lo studio del pianoforte con il padre, lo studio del canto, come soprano, con Teresa Stich Randall a Vienna, direzione interpretazione corale e musica da camera con Marcel Couraud, tecnica vocale e interpretazione con Schmidt-Gaden. Ha collaborato con la RSI, la RAI, la Fenice di Venezia, Teatro Sociale di Como, Teatro Olimpico e Valle di Roma, Teatro Carignano di Torino, Verdi di Trieste, La Pergola di Firenze, Teatro Grande di Brescia. Ha inciso numerosi CD per Nuova Era, Carrara e Ricordi. Nel 1989 fonda il gruppo corale Canticum Novum, che in pochi anni si distingue per la qualificata e ricca attività artistica e parallelamente dirige vari gruppi strumentali. Nel 1996 inizia la sua collaborazione con il Maestro Romano Gandolfi, che nel 1998 la chiama come sua assistente e maestro del coro in occasione della costituzione del Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, incarico che ricopre tuttora. Ha collaborato con molti direttori d’orchestra, tra i quali Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Aldo Ceccato, Ettore Gracis, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Rudolf Barshai, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling, Leonard Slatkin, Nevil Marriner, Roger Norrington, Vladimir Fedoseyev, Robert King.

Dal 1997 è membro dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo per i suoi meriti artistici.

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