ELIO BONCOMPAGNI CON laVERDI TRA BEETHOVEN E SCHUBERT – 3 E 5 GIUGNO

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31 maggio 2016 di Jazz Digest

ELIO BONCOMPAGNI CON laVERDI TRA BEETHOVEN E SCHUBERT – 3 E 5 GIUGNO

Elio Boncompagni dirige l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi nella Prima sinfonia di Beethoven e nella Nona sinfonia di Schubert. Doppio appuntamento all’Auditorium di Milano, venerdì 3 (ore 20.00) e domenica 5 giugno (ore 16.00).

Il Beethoven della Prima sinfonia e lo Schubert della Nona, universalmente conosciuta come La grande: Elio Boncompagni, direttore di polso e filologo di pregio, guida l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi in un confronto al vertice tra due veri e propri mostri sacri di impronta germanica dell’epoca d’oro.

Doppio appuntamento venerdì 3 (ore 20.00) e domenica 5 giugno (ore 16.00), all’Auditorium di Milano in largo Mahler.

Venerdì 3,la tradizionale conferenza di presentazione del programma (Auditorium, foyer della Balconata, ore 18.00, ingresso libero), in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, vedrà Enrico Reggiani, docente di Letteratura inglese presso l’ateneo di largo Gemelli, parlare de: “Il Beethoven de laVerdi. Prima sinfonia”.

Programma

Beethoven si avventurò relativamente tardi nel mondo sinfonico: all’età in cui finì di comporre la sua prima, Mozart ne aveva già composte trentasei e Joseph Haydn quasi venti. Era perciò ben lontano da una maturazione stilistica paragonabile a quella dei suoi predecessori. Questa sinfonia è un’opera dall’identità incerta, divisa tra i riferimenti al passato e l’incombenza di un futuro che si lasciava intuire solo a tratti. Collocata all’apertura del nuovo secolo (la prima esecuzione è del 2 aprile 1800 a Vienna) quest’opera guarda in realtà verso il secolo appena concluso, verso quell’ambiente di squisiti intenditori di estrazione aristocratica e alto-borghese che si riuniva nei palazzi gentilizi viennesi per dar luogo alle lunghissime e composite "accademie" musicali.

Prima di cimentarsi nel radicale rinnovamento della sinfonia (i primi abbozzi dell’Eroica sono del 1802, appena due anni più tardi) il compositore doveva dimostrare di essere perfettamente in grado di rispettare i modelli augusti dell’età del Classicismo, Mozart e Haydn.

È conosciuta col nome La grande per distinguerla dalla sesta sinfonia dello stesso compositore, chiamata La piccola, anch’essa in Do maggiore: Schubert compose la sua nona sinfonia nell’estate del 1825 e la portò all’orchestra della Gesellschaft der Musikfreunde perché fosse eseguita. L’orchestra però rifiutò l’incarico, trovandola troppo difficile. L’autore a questo punto accantonò la partitura, che fu ritrovata nel 1838 da Schumann in una montagna di manoscritti accatastati in casa del fratello del compositore. La prima esecuzione, un evento memorabile nella storia della musica, avvenne a Lipsia, nel 1839, con Mendelssohn alla direzione della Gewandhaus.

Appunti di un direttore

di Elio Boncompagni

Come musicista, direttore d’orchestra, artigiano della Musica, sono abituato a fare l’analisi formale, armonica, contrappuntistica dell’opera che ho allo studio. Quando poi sono sul podio alle prove, limito al massimo il discorrere con l’orchestra se non quando è proprio necessario. Cerco di trasmettere quanto ho nella mente e nel cuore, con gesti contenuti, con gli occhi e quanto penso sia utile alla orchestra attraverso direttive tecniche che spiegare non è necessario. Quando realizzo poi il lavoro, mi affido alla attenzione del pubblico, evitando coreografici gesti, inutili all’ascolto e talvolta dannosi per chi sta in orchestra. Passando gli anni, l’analisi delle partiture non mi basta più: sento gli Autori molto vicino a me e cerco di sentire quanto hanno sentito loro nel momento della creazione, che poi hanno saputo realizzare in modo così mirabile.

Beethoven: mi sento quasi ridicolo a pensare di poter dialogare con lui, come essere umano. Col suo pensiero sinfonico, Beethoven è Beethoven da subito, anche con la Prima sinfonia, il Beethoven del 1800. Beethoven è incommensurabile già dalla Prima sinfonia; anzi, dai primi Trii, Quartetti e Sonate; anzi, dalle due Cantate scritte a vent’anni nelle quali è contenuto in nuce il Fidelio. Il cammino fatto poi fino alla Nona sinfonia non ha uguali nel mondo della Musica: invece di scoprire il mondo, lui ha scoperto l’Universo intero di cui noi possiamo sperare di arrivare a immaginare una parte.

Schubert: Il Maestro Franco Ferrara, di cui fui il primo allievo, poi divenuto per sua bontà mio Amico fino alla morte, mi diceva che lui, se dovesse ammettere l’esistenza del mondo delle anime, una volta che lui fosse passato in quel mondo, la prima anima che avrebbe voluto incontrare sarebbe stata quella di Schubert: un vero Angelo. Il fascino dei suoi Lieder, l’eleganza e sorpresa delle sue modulazioni, il cuore migliore della sua Austria e della sua Vienna, tutto espresso nel segno della bellezza pura. Morì pochi mesi dopo la scomparsa di Beethoven, quando ancora aveva tante, troppe cose da dire: e non ha fatto in tempo a dircele. Dobbiamo solo piangere la sua scomparsa e sperare, se esiste il mondo delle anime, di poterlo incontrare persino noi.

Con la sua Sinfonia “Grande” in Do maggiore (per distinguerla dalla n. 6 anche in Do maggiore), Schubert ci dà il segno della grandezza, della luce, della fede in Dio e della sicurezza che lui andrà nel mondo delle anime elette. E anche, ignaro della prossima morte, ci dà un altro messaggio: adesso la grandezza tocca a me, io debbo raccogliere l’eredità di Beethoven, io che fin qui per soggezione verso di Lui mi sono tenuto sovente basso (così credeva: come se bassi fossero i Lieder e i Quartetti e la musica per pianoforte!).

Biografie

Elio Boncompagni, direttore. Milano porta Elio Boncompagni, vincitore della rassegna internazionale RAI nel lontano 1961, davanti alle importanti orchestre sinfoniche italiane. Aveva studiato violino e composizione al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze; diplomatosi in composizione, aveva seguito i corsi di direzione d’orchestra di Franco Ferrara, divenuto poi assistente di Tullio Serafin. Giovanissimo, incide per la RCA due concerti di Viotti e Paganini con Salvatore Accardo. Per quattro anni è Direttore musicale all’Opera di Bruxelles, dove dirige anche il repertorio tedesco e concerti sinfonici, oltre ad effettuare tournée al Festival di Vienna ed al Théâtre des Champs-Elysées a Parigi. Direttore stabile per il repertorio italiano all’Opera Reale di Stoccolma, con la quale è in tournée alla Deutsche Staatsoper di Berlino. Per quattro anni è Direttore artistico e stabile del Teatro San Carlo di Napoli dove dirige anche una nuova produzione del Ring wagneriano. Principale artefice della rinascita del Teatro che trovò chiuso alla fine del 1978, commissariato, il Teatro fu riportato agli antichi splendori.

Attivo a Vienna per dodici anni di cui cinque come direttore stabile al Volksoper e cinque alla Staatsoper, è invitato da tutte le orchestre della capitale austriaca, al Musikverein ed alla Konzerthaus. Ospite della Deutsche Staatsoper e Deutsche Oper di Berlino, Bayerische Staatsoper, Staatsoper di Amburgo e Opéra di Parigi. Dal ’96 al 2002 è Generalmusikdirektor ad Aquisgrana: dirige settanta concerti, e diciotto nuove produzioni anche di titoli wagneriani e straussiani. Riceve una nota di encomio dalla stampa tedesca per la migliore programmazione sinfonica in Germania nell’anno 2000. Dirige concerti in tutta Europa, negli Stati Uniti, nell’America del Sud e in Australia con orchestre quali i Wiener Symphoniker, la London Symphony, la Royal Philharmonic Orchestra, la Dresdner Philharmonie, l’Orchestre Symphonique de Montreal, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia; ha collaborando con illustri solisti: Salvatore Accardo, Isaac Stern, Eugen Istomin, Claudio Arrau, Maurizio Pollini, Jean-Pierre Rampal, Pierre Fournier, Michaela Ursuleasa, Frank Peter Zimmermann, Misha Maisky. Si dedica anche all’insegnamento tenendo corsi per giovani direttori al Conservatorio Reale di Bruxelles e all’Indiana University di Bloomington. Registra in cd Anna Bolena, Maria di Rohan e un “Donizetti portrait” con Edita Gruberova. Ricostruisce la seconda versione viennese di Don Sebastiano di Donizetti, in italiano, proponendola prima in forma di concerto nel ’96 a Stoccarda e quindi in versione scenica sia ad Aquisgrana, dove l’opera viene registrata in cd, che a Bilbao. Sempre ad Aquisgrana presenta Maria di Rohan nella sua ricostruzione della versione viennese. Dirige con grande successo Le nozze di Figaro a Salisburgo con l’Orchestra del Mozarteum, e al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, in prima esecuzione a Firenze, La leggenda di Santa Elisabetta di Liszt, Aida al Savonlinna Opera Festival. Direttore Artistico del Teatro del Giglio di Lucca, dirige nella città di Puccini: Manon Lescaut, La Fanciulla del West con Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino e La Bohème. Concerti in Germania e a Tel Aviv.

Recentemente ha inaugurato la Stagione Sinfonica al Teatro Bellini di Catania con la Fantasia Corale di Beethoven e la quinta Sinfonia di Mahler.

Il Presidente della Repubblica, in considerazione dei meriti artistici, gli ha conferito l’onorificenza di Grande Ufficiale.

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